La Città Invisibile - Le Testimonianze
La Città Invisibile - In ogni testimone

Diciotto testimoni ricordano la loro guerra, assieme alla pace e al pane, sessant’anni dopo, con parole e immagini su una mappa dei sentimenti, ora come allora, in cui ritrovare spazi, contatti, occasioni di riflessione.
Le loro memorie raccontano in prima persona di eventi avvenuti, nell'arco delle loro vite, a Riccione, Rimini e nel loro circondario (Coriano, Gemmano, San Marino, Misano Adriatico, Morciano di Romagna, Montecolombo, Verucchio) o nel resto d'Italia (Fossombrone, Cingoli, Trieste, Bologna, Milano) e nei campi di deportazione tedeschi.

Per chi ne sfoglia i ricordi, potrà essere una mappa attraverso cui ricostruire e convivere una tragedia collettiva dove, sulla Linea Gotica e altrove, si intrecciano le storie di partigiani, soldati, ebrei, donne e bambini, di eroismi, fughe e sfollamenti, di prigionie, lutti ed esilii, per le bombe, i rastrellamenti e le deportazioni. Dedicando spazio anche a ciò che ha preceduto la guerra e alla fase successiva della ricostruzione, personale e collettiva.
Una mappa della memoria, accorgendosi di quanto sia parte della storia di tutti, per ritrovare la propria. Ora e ovunque.

Ogni racconto è il frutto di un colloquio, aperto e sincero, a casa di ciascun testimone. Proseguito e ripreso in più incontri successivi. Quasi tutti, ma non solo, avvenuti a Riccione e in provincia di Rimini, tra chi oggi vi risiede e chi, pur vivendo ora altrove, trascorse, qui e in questa zona, il passaggio del fronte.

Ciascun colloquio, raccolto con due registratori audio digitali, è avvenuto a partire da una serie, elastica, di spunti, tratti da eventi storici e situazioni di un periodo che abbraccia il corso della vita di ogni testimone e della sua famiglia, prima, durante e dopo la guerra, allo scopo di richiamare, alla sua memoria, episodi e sensazioni su cui poteva divagare in totale libertà.
L'unico vincolo è stato la conclusione comune a ogni racconto orale, con la risposta data da ciascun testimone a due domande precise, sul mondo e sulle guerre di oggi e sul messaggio che, potendo attraverso il libro, avrebbe voluto lasciare alle nuove generazioni.

Il passo successivo è stato il riversamento del colloquio sul testo scritto, svolto nella prospettiva di creare un continuum temporale e aggregato per temi, in modo da evocare una sorta di racconto che, allo stesso tempo però, preservasse il più possibile le parole e le espressioni gergali di ciascun testimone.
Alla prima stesura seguivano uno o più incontri successivi per la verifica, del testo assieme ad ciascun testimone, con correzioni, tagli ed integrazioni, fino a giungere alla versione definitiva.
La raccolta delle immagini d'epoca ha affiancato quella della memorie, includendo quelle più care circa la storia della propria famiglia, chiedendo ad ogni testimone, in particolare, di raccontarsi e raccontare la pace, attraverso le fotografie tratte dai propri cassetti, e i motivi per cui è valsa la pena sopravvivere alla guerra.

Ogni racconto orale, durante la stesura scritta, era stato verificato e contestualizzato inserendo nelle note a margine i riferimenti agli eventi bellici e di storia locale, dunque alla guerra a Riccione, Rimini, in Italia e nel mondo.
Questa parte supplementare, applicata a tutti i racconti, è stata poi sacrificata per motivi di spazio, ma è stata mantenuta per la vicenda particolare di Luisa, ebrea triestina nata sotto l'impero austroungarico e scampata poi alla deportazione e allo sterminio della sua famiglia, prima di trasferirsi nel dopoguerra a Riccione, perché, attraverso la sua storia, si incontrano tutti gli eventi che hanno fatto da cardine alla storia, italiana e mondiale, della seconda guerra mondiale e dell'intero ventesimo secolo.